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Messaggio dell’Ambasciatore Stefania Rosini per la Festa della Repubblica

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Cari connazionali,

Viviamo un periodo di sfide e di incertezze che, ora più che mai, richiede di essere visionari e solidali, due caratteristiche indispensabili perché una comunità possa convivere coerentemente con i propri valori e svilupparsi, senza lasciare indietro o da parte nessuno.

Le notizie che ci raggiungono, a cominciare dall’aggressione russa all’Ucraina che dura ormai da oltre due anni, non inducono nell’immediato a rosei pensieri e, in un tale contesto, pare restringersi notevolmente lo spazio per l’ottimismo. Eppure, avremmo di che riscoprirne in ciascuno di noi, cominciando a rivalutare l’energia e la volontà che abbiamo dentro e che ha fatto di noi persone in grado di coagulare forze, rimboccarsi le maniche, ricostruire e, soprattutto, immaginare nuovi orizzonti e crederci.

Oggi tutti gli Italiani ricordano il 2 giugno, momento culminante nella storia del nostro Paese e della nascita della Repubblica, alla fine di una guerra che sconvolse il mondo e lasciò l’Italia a rincominciare dalle macerie, nelle strade e negli animi dei cittadini, per arrivare attraverso l’impegno di tutti fino ad oggi.

Quanto importante sia stata la parabola compiuta negli anni post-bellici è chiaramente dimostrato dal ruolo del Paese in questo momento: il G7 a Presidenza italiana, infatti, trasfonde alle discussioni fra le sette economie più avanzate al mondo l’esperienza, la sensibilità e quella innata capacità di ascoltare gli altri che già aiutò il Paese a rimettersi in piedi, settantotto anni fa, e ne ha fatto da allora un protagonista attento alle esigenze ed ai cambiamenti della comunità internazionale nonché un convinto sostenitore di pace e giustizia.

Essere consapevoli della genuina importanza che l’Italia attribuisce alla cooperazione, alla solidarietà e a progetti che coinvolgano gli altri Paesi deve essere fonte di orgoglio per ciascuno di noi: condividere e collaborare è il nostro marchio di fabbrica e vale a trecentosessanta gradi. La nostra cultura, la nostra lingua, le nostre tradizioni, i nostri prodotti territoriali, le nostre ricerche, i nostri risultati hanno tanto più valore, quanto più essi diventano strumenti per “stare con gli altri, costruire con gli altri”. Immersa del Mediterraneo, da sempre l’Italia è aperta al mondo e si trova a suo agio “con” il mondo.

Viviamo questa attitudine nazionale in Danimarca: nel Paese che ci ospita siamo ormai circa ventimila, con una comunità che va sempre più ampliandosi grazie anche alla presenza di giovani, studenti e qualificati professionisti. Tutti contribuiscono a far crescere qualitativamente gli ambienti di lavoro e di studio, i prodotti e i servizi di cui si occupano. A ciascuno di voi, per quanto fa ogni giorno onorando il nostro Paese, va pertanto il più sincero ringraziamento.

Condividiamo con gli amici danesi molto: dall’interesse verso l’ambiente e la sua tutela all’amore per l’arte e il design, dall’attenzione ai bambini ed al loro futuro all’esigenza di preparare le città ad integrare i bisogni delle persone, dalla passione per la bicicletta ed il calcio al rispetto per il mare, che fa parte della vita di ambedue i Paesi.

L’elenco delle cose che ci uniscono sarebbe lungo. Basta peraltro guardarsi attorno, a Copenaghen, per vedere come capacità italiane e danesi si sono fuse per rendere la Capitale una città incantevole e moderna: la metro, il Copenhill, musei, piazze ed edifici in cui architetti italiani hanno lasciato un’impronta riconoscibile e prestigiosa…Per non parlare dei forti legami culturali che si mantengono da secoli, rafforzati, da un lato e dall’altro, da intellettuali, artisti e scrittori che hanno operato ed operano una sintesi formidabile delle due comunità e di cui Maria Giacobbe, per citare la scrittrice che ci ha di recente lasciati, è stata una dei portavoce più autorevoli.

Con commozione, ritroviamo quanto di più universale italiani e danesi hanno espresso grazie all’appassionato lavoro di traduttori di qua e di là dei rispettivi confini, scoprendo per l’appunto quanto i sentimenti e la visione dei valori uniscano da lungo tempo l’Italia e la Danimarca. Ciò che abbiamo fatto finora insieme mostra quanto altro saremo in grado di fare, per noi stessi e per l’Europa di cui siamo – e convintamente ci sentiamo, oggi più che mai – parte integrante.

Ecco perché, pur di fronte alle crisi attuali, possiamo guardare avanti con ottimismo, consapevoli che potremo continuare a costruire – anche insieme agli amici danesi –  il futuro migliore cui aspiriamo. Come il Presidente della Repubblica ha detto qualche settimana fa all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, “Pace, inclusione, giustizia, sono capisaldi irrinunciabili per lo sviluppo sostenibile di ogni Paese e di ogni società, e (sono)… principi portanti anche dell’ordinamento costituzionale italiano”.

Le forze ed i principi che ci hanno guidato settantotto anni fa sono quelli che salutiamo ogni 2 giugno. Lo facciamo anche oggi, ciascuno con la consapevolezza di essere parte di un Paese, fondatore del progetto europeo, che sa e vuole andare avanti “insieme”. In pace e per il progresso di tutti.

Viva l’Italia!